Molto spesso i mie clienti, nella stanza di terapia, mi chiedono se la loro difficoltà possa essere direttamente collegata alla “mancanza di autostima”. Ogni volta io chiedo loro che cosa intendano per “autostima”, così che la persona possa avere l’occasione di parlare di questo concetto teorico, calandolo ognuno nella propria realtà e sulla propria persona. Tutti, con parole diverse, mi forniscono una definizione di autostima che integra il concetto di “consapevolezza”, con quello di “sentirsi capaci”, “essere pronti alle sfide quotidiane” ed “essere sicuri di sé”.
Effettivamente questi sono alcuni degli elementi facenti parte questo costrutto, che possiamo definire come “la consapevolezza che la persona ha di essere capace, degna di valore e adatta alla vita”.
La caratteristica fondamentale dell’autostima è quella di essere una percezione prettamente soggettiva e, in quanto tale, mutevole e dinamica nel tempo. Molte persone sono convinte, o hanno il sospetto, di avere una scarsa autostima, sentendo di vacillare nell’ambito della fiducia in se stessi e facendo, quindi, sempre meno affidamento sulle proprie risorse. Sono, infatti, persone che tendono a dubitare delle proprie capacità, temendo le sfide che la vita propone loro, perché, forse anche a seguito di alcuni fallimenti, hanno la convinzione di non essere all’altezza delle situazioni. Una persona con bassa autostima tenderà sempre a leggere in modo negativo quanto accade attorno a lui, avendo una visione piuttosto rigida del mondo che lo circonda, sottovalutando gli aspetti positivi e amplificando quelli negativi. Solitamente la prima strategia adottata dalle persone che sentono di avere una scarsa autostima è proprio quello di evitare i problemi. Tale strategia tende, però, ad alimentare il ciclo vizioso della scarsa autostima!
Secondo Toro (2010), per accrescere la percezione positiva di sé, e quindi la propria autostima, esistono diverse strategie, quali:
- l’incremento delle capacità di problem solving;
- l’implementazione del dialogo interno (self – talk) positivo;
- la ristrutturazione dello stile attribuzionale, tesa a farci raggiungere una maggiore obiettività, grazie alla quale potremmo, ad esempio, interpretare gli avvenimenti o le situazioni che non dipendono da noi come semplicemente sfavorevoli.
- il miglioramento dell’autocontrollo;
- la modificazione degli standard cognitivi;
- il potenziamento delle abilità comunicative.
Sono proprio tutti questi gli elementi su cui si lavora nella stanza con lo psicologo. Non da soli, ma CON un professionista della SALUTE mentale che accompagna il proprio cliente nel percorso di scoperta e costruzione della propria autostima.
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