Il desiderio e la volontà di iniziare un percorso psicologico spesso nasce da un persistente malessere, caratterizzato da sintomi di vario genere: ansiosi, depressivi, fisici etc.
Ogni persona manifesta e sente il suo malessere in un modo proprio e soggettivo, ma c’è, tra le altre, una caratteristica che accomuna tutti questi vissuti: la sofferenza psicologica spesso è frutto di una crisi evolutiva, in cui c’è quindi il passaggio da una fase della vita ad un’altra. Le crisi hanno sempre un “senso” e agitano in tutti noi profonde emozioni: curiosità, speranza e anche paura. È proprio quando la paura di cambiare ci impedisce di affrontare la crisi che emerge una sofferenza interiore più forte.
Ecco perché chi si siede di fronte allo psicologo chiede spesso di poter ricevere un aiuto nella direzione del “cambiamento”.
Ma cosa lo psicologo può cambiare?
Sicuramente è una domanda che ognuno di noi si fa, anche nel timore che lo psicologo possa cercare di cambiare la persona nella sua totalità, facendo perdere ciò che di noi ci sta più a cuore o facendo sì che diventiamo quasi irriconoscibili ai nostri occhi e agli occhi di chi ci sta vicino.
È bene, quindi, sottolineare che, in un lavoro psicologico, ciò che viene promosso e facilitato è il cambiamento del rapporto che la persona ha con se stessa, liberando e agevolando le risorse rimaste bloccate nelle esperienze passate. Ed ecco come le parole di Rogers, fondatore della Terapia Centrata sul Cliente, diventano preziose:
“Il curioso paradosso è che quando mi accetto per come sono, allora posso cambiare”
E’ proprio l’accettazione alla base del cambiamento: osservare chi siamo e conoscere noi stessi è la chiave per migliorare ed evolvere.
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