Il “Secretive Eating”, traducibile in italiano con l’espressione “mangiare di nascosto”, costituisce una precisa costellazione di abitudini alimentari in cui si prevede il consumo furtivo di pasti da parte dell’individuo, il quale tenderà a nascondere o cancellare le prove/i resti di ciò che ha mangiato. È’ un fenomeno che ha ricevuto poca attenzione in letteratura, nonostante l’opinione dei familiari dei pazienti e degli stessi specialisti, i quali riconoscono in questa condotta alimentare un aspetto molto problematico.
Il “Secretive Eating” è da considerarsi, infatti, un fattore clinico importante per varie ragioni: in primo luogo perché risulta essere relativamente comune tra i bambini (18.1%-27.2%) e adolescenti (34%) e in secondo luogo perché risulta essere associato a psicopatologia alimentare e depressione. Com’è possibile legare insieme questi due fattori? Perché il “Secretive Eating” tendenzialmente si presenta in risposta ad emozioni di vergogna collegate all’alimentazione o alle forme del proprio corpo, trovandosi, quindi, spesso in associazione alla depressione soprattutto negli adolescenti in sovrappeso o obesi.
Questa modalità comportamentale è più comune tra gli adolescenti che tra i bambini perché gli adolescenti hanno più possibilità di avere accesso al cibo senza dover chiedere ai genitori (o più in generale a chi si prende cura di loro). Questo fenomeno tendenzialmente compare in associazione a pratiche malsane di controllo del peso, che potrebbero esacerbare un ciclo problematico di alimentazione e compensazione.
La tendenza a “mangiare di nascosto” costituisce, quindi, un indicatore utile anche perché, potendo essere individuato prima di altre manifestazioni di disturbo alimentare, diventerebbe un comportamento segnale, aiutando familiari e specialisti nella diagnosi e presa in carico in tempo dei disturbi alimentari. Comprendere il Secretive Eating può fornire informazioni sulla gravità del disturbo alimentare e contribuire alla pianificazione del trattamento.
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