Il papà non aiuta la mamma. Il papà è genitore e figura fondamentale quanto la mamma. Il ruolo paterno, infatti, non può essere considerato un “fac-simile” di quello materno, ma ha delle caratteristiche proprie.
Bisogna partire dal presupposto che esistono due distinti codici educativi: il codice materno e il codice paterno, che non ricalcano una distinzione di genere maschile o femminile, ma fanno riferimento a un diverso atteggiamento con cui si affrontano i processi che portano alla crescita e allo sviluppo dell’identità personale dei figli.
Il codice educativo materno è quello preposto alla cura, alla protezione e alla soddisfazione dei bisogni. Nel primo anno di vita del bambino è utile che ci sia una prevalenza di questo tipo di codice.
Con la crescita, invece, il figlio sente il bisogno di essere sostenuto nel processo che lo conduce all’autonomia. E’ in questo contesto che Il codice paterno diventa di fondamentale importanza, perchè è il codice che presidia la possibilità di: porre limiti, definire regole, stimolare alla conquista della vita, rendere responsabili. Il padre ha, infatti, il compito di favorire l’autonomia dei figli, promuovere il primo abbozzo di disciplina degli impulsi, il senso del limite, le regole di vita e la socializzazione. Rappresenta, infatti, una base su cui costruire le proprie esperienze relazionali. È la persona che dolcemente prende la mano e fa scoprire il mondo. Al padre è, quindi, simbolicamente affidato il compito di traghettare gradualmente il proprio figlio dal territorio del materno a quello della società, favorendo l’emancipazione dall’infanzia.
Per concludere, anche se le caratteristiche dell’essere padre sono cambiate nel tempo, resta vero che la presenza/assenza del padre nella vita dei figli ha a che fare con la comprensione da parte del figlio della propria identità e con la possibilità di essere pienamente felice.
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