I genitori possono raccontare la guerra?

Oggi, ovunque, sui notiziari, sulle piattaforme social e nei discorsi fra adulti si parla della guerra tra Ucraina e Russia. Bambini e ragazzi non sono isolati, ma sono esposti alle immagini e ai racconti di guerra. In un contesto simile, come possono i genitori spiegare tale fenomeno?

Innanzitutto, come per ogni evento emotivamente sconvolgente, è bene essere consapevoli di quale messaggio vogliamo trasmettere. Dobbiamo, quindi, per prima cosa, comprendere il nostro sentire e come stiamo noi in quel momento rispetto alla specifica tematica che desideriamo affrontare. Risulta, così, importantissimo lasciare il giusto spazio alle emozioni, alle nostre e a quelle dell’altra persona, in questo caso a quelle dei bambini. I nostri figli sentiranno agitarsi emozioni molto intense, come la paura che certe cose possano succedere anche ai propri familiari, e noi adulti siamo chiamati a comprendere e a contenere, senza amplificare, vissuti emotivi simili.

Un buon modo per iniziare a raccontare la guerra ai nostri figli, è quello di ascoltare le domande che i bambini hanno da fare, i loro dubbi e soprattutto, come dicevamo prima, le loro paure. Solo attraverso l’ascolto attento di domande ed emozioni avremo una bussola che orienterà il dialogo verso ciò che per loro è davvero importante conoscere. Bisogna mostrarsi sempre disponibili ad ascoltare, senza imporre il proprio racconto, perché non esiste una formula standard per parlare di avvenimenti delicati come quello della guerra. Si può provare a spiegare che è un modo sbagliato di risolvere i conflitti, perché quando non si parla e non si affrontano i problemi si arriva spesso allo scontro. Si possono fare esempi della vita quotidiana, di fatti accaduti nella propria famiglia, ma è bene ricordare che non c’è una formula corretta per tutti, perché molto dipende dalla maturazione dei bambini e dalla loro età.

I più piccoli, in età prescolare, vedono e ascoltano tutto,  sono “spugne” emotive e assorbono situazioni, sensazioni e stati d’animo. Con loro non serve dilungarsi in spiegazioni dettagliate, ma se fanno domande, va data loro una spiegazione adeguata alla loro età, aiutandosi con una favola, con un racconto o con un libro adatto.

Verso i 7-8 anni si possono dare spiegazioni un po’ più articolate, evitando le bugie senza, però, “adultizzare” i bambini troppo presto. Dagli 8-10 anni si può iniziare a spiegare che esistono le ingiustizie, che esistono delle persone che soffrono anche se non ne hanno colpa e che la guerra ha delle motivazioni che troppo spesso appaiono lontane dalla vita delle persone normali.

Con i preadolescenti e gli adolescenti il discorso diventa differente: a questa età va nutrita l’empatia, aiutando la loro comprensione del mondo esterno. Risulta molto utile la lettura di notizie condivise e spiegate, che può diventare una buona pratica per aprirsi al dialogo, stimolando la riflessione su ciò che è giusto e su ciò che non lo è. Diamo loro una misura di ciò che accade, raccontiamo e consigliamo fonti accreditate: una situazione come questa è importante anche per capire il ruolo fondamentale dell’informazione e i grossi rischi delle fake news.

Se non ci sentiamo in grado?

Utilizzate una storia o un libro illustrato, perché per parlare di un tema così delicato può essere di grande aiuto partire da una storia pensata e creata per i bambini. Ci si può, inoltre, rivolgere ad uno specialista per una consulenza psico-educativa che possa aiutare i genitori ad affrontare tale tematica rispettando l’emotività e le capacità di comprensione dei propri figli.

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